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Capitolo III
Il Monoteismo Egizio |
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Sul Rotolo di Rame è necessario fare alcune premesse e dare alcune precisazioni. Attualmente si trova nel Museo Archeologico di Amman. Trattasi di un elenco, scritto su una lamina di rame, in cui vengono indicati 64 siti in cui sono sepolti una grande quantità di oro, argento, gioielli, etc. Essendo scritto prevalentemente con caratteri paleoebraici, ma contenendo numerose lettere greche e soprattutto usando un sistema di numerazione egizio, assume un valore determinante per collegare il mondo cosiddetto ebraico con quello egizio. La scrittura su lamine di rame, infatti, era completamente sconosciuta nel mondo ebraico, mentre se ne trova traccia nel mondo egizio. Atteniamoci, per ora, allo studio di questo documento, da cui emergono una serie impressionante di interrogativi. Ad esempio come poteva una comunità essenzialmente monastico-ascetica, come quella di Qumran, avere tanti tesori? L’elenco dei siti si riferisce veramente al Sancta Sanctorum (kodesh hakodeshim) del Tempio, ma si riferisce a quello di Salomone distrutto dai Babilonesi nel 586 a.C. o a quello di Erode finito di costruire nel 4 a.C.? Analisi fatte col carbonio 14 escludono la seconda ipotesi, datando il documento al II° o I° sec. a.C. A questo punto ci si pone la domanda di come quell’elenco sia finito a Qumran e a quale scopo. Si potrebbe andare avanti all’infinito e domande si sovrapporrebbero a domande: noi vorremmo solamente fare alcune valutazioni. Quella più significativa e quella che più fa meditare, è l’esistenza del reperto 11QT ovvero del Rotolo del Tempio. Per onore della cronaca, questo documento, che era in possesso delle autorità giordane, fu recuperato dagli Israeliani durante la "guerra dei sei giorni". E’ praticamente il piano di costruzione di un tempio e la sua relativa liturgia. Il quesito è: si tratta veramente di un progetto mai realizzato oppure si riferisce ad un tempio esistito? E se è esistito, dove si trovava e quando fu costruito? E come può essere messo in relazione con il Rotolo di Rame? Ma soprattutto ha senso metterlo in relazione con quest’ultimo? Per rispondere a questa serie di domande e analizzarne i concatenamenti, è necessario fare un passo indietro e tornare alla Bibbia o meglio a quanto narra la Bibbia. Abbiamo già notato che il Monoteismo non era assolutamente una prerogativa ebraica, anzi ai tempi di Abramo, Giuseppe, Mosè, David e Salomone la stessa Bibbia narra sì di un Dio nazionale ebraico, ma vi è un continuo richiamo ad altre divinità. Se è vero che Giuseppe fu viceré d’Egitto, secondo solo al faraone, come avrebbe potuto non partecipare attivamente alle varie cerimonie religiose egizie che gli competevano per il suo rango? E Aronne, fratello di Mosè, in fuga secondo la tradizione dalla schiavitù dall’Egitto dove l‘ira di Dio aveva causato le famose piaghe e gli aveva poi consentito di scappare aprendo il Mar Rosso, con quale logica di gratitudine o di semplice fede avrebbe poi trovato la faccia tosta di costruire un idolo, il famigerato vitello d’oro? Non parliamo poi dell’incongruenza di fondo della Bibbia a narrare questo evento e cioè come potevano degli schiavi in fuga avere con sé tanto oro da costruire addirittura un vitello? Guardiamo poi quello che viene narrato di David e di suo figlio Salomone, che, oltre ad essere poligami impenitenti, costruivano templi dedicati alle divinità delle loro varie mogli. La figura del dio Baal e di altre divinità accompagna i racconti della Bibbia ancora per molti secoli. E’ sintomatico, infatti, che popolazioni nomadi, che non avevano nel loro DNA il concetto del culto dei loro morti e di una vita ultraterrena, non potessero concepire un concetto spiritualmente raffinato com’è il Monoteismo. Gli Ebrei, infatti, erano essenzialmente nomadi e quindi i loro cosiddetti patriarchi non erano affatto monoteisti e non avevano ancora sviluppato il concetto del bene e del male e quindi quello di una vita spirituale dopo la morte. Da dove potevano aver preso e fatto loro questi concetti quando i primi scribi cominciarono a redigere, molti secoli se non millenni dopo i fatti narrati, quello che oggi è noto come Antico Testamento? La risposta a questo inquietante quesito ce lo possono dare senz’altro un attento studio dei reperti egizi a disposizione oggigiorno, ma, soprattutto, una spregiudicata analisi ed un confronto con quanto riportato nei Manoscritti del Mar Morto. Che la Bibbia abbia narrato delle verità, anche se annebbiate dal tempo e dalle varie interpretazioni quali ad esempio il Diluvio, è ormai scientificamente accertato. Ma che abbia attinto da civiltà limitrofe altri miti o altri eventi, tacendone la vera origine infarcendoli di fandonie, è ormai altrettanto accertato. Cominciamo con la Genesi, che per secoli è stata creduta parto di un popolo di nomadi, a cui Dio “personalmente” avrebbe dato da intendere che era il suo popolo eletto. Analizziamo, a questo punto, quello che più di tremila e cinquecento anni fa narrava la cosmologia egizia della creazione: 1. esiste l’Essere Supremo e null’altro, 2. le acque primordiali circondano ogni cosa, 3. luce e Spazio (Shu e Tefnut), 4. Cielo e terra vengono separati (Nut e Geb), 5. la luce crea la prima alba, 6. la terra ferma emerge dalle acque, 7. la vegetazione germoglia sulla nuda terra, 8. esseri viventi emergono dal fango e dalla melma, 9. compaiono i primi animali, oche e uccelli, 10. viene creato l’Uomo. La somiglianza con quello che narra la Genesi biblica è veramente sorprendente e vengono spontanee molte domande. Ma andiamo oltre, anche quella che divenne nota come la Legge biblica, era nota in Egitto prima di Mosè. Si tratta di un caso o i continui riferimenti all’Egitto da parte dell’Antico Testamento nascondono qualcosa d’altro, di molto più profondo? Torniamo al Monoteismo. Abbiamo già accennato che è inverosimile che un concetto intellettualmente così avanzato non possa essersi sviluppato in un popolo di nomadi che non conoscevano nemmeno la scrittura e praticavano ancora sacrifici rituali. Abbiamo anche appurato che gli eventi biblici, a cui la tradizione ebraica voleva far risalire la paternità del concetto del Dio unico, furono trascritti su papiri e pergamene per la prima volta ad Alessandria per lo meno mille anni dopo. Recenti studi fanno risalire proprio a quel periodo l’ascesa al potere in Egitto di un faraone, Akhenaton, che passò alla storia per la modernità e la grandezza delle sue idee. Akhenaton, infatti, concepiva Dio come un “essere non immaginabile”. Questi era simbolicamente rappresentato dal Disco solare di Aton, quale unico vettore della luce, l’unico Dio che era consentito venerare. Durante il suo regno Akhenaton fece bandire tutti gli idoli e non praticò più sacrifici di animali. Nel suo operato e studiando ulteriori reperti egizi risalenti a quel periodo possiamo trovare la conferma che egli abbia ribadito, secoli prima, almeno sette di quelli che divennero i Dieci Comandamenti biblici. Questi sono il riconoscimento di un Dio unico, onorare il padre e la madre, dedicare un giorno per venerare Dio, non uccidere senza motivo, non appropriarsi delle proprietà altrui, non mentire e dare falsa testimonianza e, infine, non disattendere il concetto della monogamia. Impressionanti sono le somiglianze o, meglio ancora, gli elementi in comune che questi indirizzi di vita hanno con quelli che divennero poi i Comandamenti. Anche in questo caso si evince che gli stessi provengono dall’Egitto e che la storia del Monte Sinai e via dicendo, fu una favola inventata a posteriori. La modernità e la spregiudicatezza del suo operato, poi, fu quella di rendere universale il culto, in maniera che potesse essere accessibile anche alla gente comune e non solo a pochi eletti. E’ chiaro che con questo atteggiamento rivoluzionario oltre ad inimicarsi mortalmente la potente classe sacerdotale, pone un altro tassello che unisce il mondo egizio con quello qumranico. Il suo era il culto della Divinità suprema, che predicava il vangelo dell’eguaglianza e della fratellanza universale. Dopo secoli, millenni forse, per la prima volta veniva praticata la sepoltura senza beni materiali. Era, in altre parole, l’intuizione e quindi l’affermazione che la vita ultraterrena non poteva che essere spirituale. Praticò, andando decisamente controcorrente e attenendosi ai “Comandamenti di Aton”, la monogamia (cosa che probabilmente gli fu facile avendo egli una moglie come Nefertiti), rifiutò la magia, la stregoneria e gli amuleti. La portata delle sue innovazioni fu tale che sicuramente lasciò delle tracce indelebili, ma fu anche tale che alla sua morte i suoi successori ristabilirono gli antichi culti e costrinsero i suoi sacerdoti a dileguarsi con i tesori. Studi recenti danno per quasi accertato che questi si stabilirono nell’isola di Elefantina. Ancor’oggi, infatti, un velo di mistero aleggia sulla sua comunità, che scomparve all’improvviso. Altri, a quanto sostengono alcuni studiosi, si rifugiarono ad On, che era, tra l’altro, il sito del primo tempio solare, ma anche di costoro si perse poi traccia. Essendosi queste comunità dissolte in terra d’Egitto, è ragionevole ipotizzare che una parte o, per lo meno, il loro sapere sia giunto anche altrove e, nella fattispecie, in Palestina. I racconti biblici che narrano dell’arrivo nella “Terra Promessa” di Mosè, che era egizio e che probabilmente non si chiamava nemmeno Mosè, ma che ha troppe e inquietanti affinità con Akhenaton e fu colui che portò l’idea del Dio unico e le Leggi in terra d’Israele, possono esserne la vera chiave di lettura. Gli stessi redattori della Bibbia narrano che queste leggi erano custodite in un’arca, arca che, guarda caso, assomiglia in maniera impressionante agli scrigni rituali rinvenuti nelle tombe dei faraoni egizi. Nei secoli che seguirono, in Palestina probabilmente l’idea del Dio unico non fu facile da far capire. La Bibbia stessa parla di guerre, di stragi, di ruberie e altre miserie del genere. Ma anche in queste alterne vicende, in cui vediamo il trionfo della barbarie più truculenta, un sovrano, una sorta di faraone ebreo di nome Salomone fece costruire un Tempio che, guarda caso, ricordava quello di Aton. La Bibbia stessa concorda che nella costruzione dello stesso si sia avvalso della collaborazione di “costruttori stranieri”. La decadenza e la divisione della Palestina nel Regno d’Israele e in quello di Giuda, causarono probabilmente ulteriori traversie. E’ pertanto ragionevole supporre che gli eredi del concetto del Monoteismo, ovvero i sacerdoti che custodivano l’Arca, che a loro volta discendevano dai sacerdoti di Akhenaton, già allora si fossero riuniti un una comunità e che avessero scelto di ritirarsi in luoghi appartati, ove poter condurre una vita ascetica e dedicata agli studi. Gli archeologi concordano, infatti, che i primi insediamenti nel Wadi Qumran risalgono all’VIII° sec. a.C. La Bibbia ignora questa comunità e preferisce dilungarsi ad elencare le molteplici traversie e disgrazie del popolo d’Israele, per cancellare ogni aggancio con il mondo egizio e potersi impadronire impunemente del concetto del Dio unico. Il chiaro intento fu senz’altro quello di affermare che questo Dio avesse scelto un popolo, quello d’Israele, quale suo prediletto e che lo avrebbe portato alla salvezza. Su questa falsariga fu basata la redazione di tutto l’Antico Testamento. Il rinvenimento dei Manoscritti di Qumran ci conferma, invece, che in Palestina esisteva una setta o una comunità, quale era quella degli Esseni, che, impregnata di reminescenze egizie, era molto più spiritualizzata ed intellettualizzata della classe sacerdotale sadducea. E’ pertanto plausibile ritenere che questi fossero i veri eredi dei sacerdoti di Akhenaton. Se si legge attentamente la Bibbia ad un certo momento dell’Arca non ne parla più, quasi fosse mai esistita, a comprova di quanto asserito, quando viene descritta la distruzione del Tempio di Salomone da parte dei Babilonesi, dell’Arca non si fa cenno alcuno. Non è pertanto plausibile ritenere che i custodi dell’Arca si siano ritirati in qualche luogo dove potessero liberamente dedicarsi ad una vita ascetica, di studio e di preghiera? Gli Esseni, infatti, non erano legati alla Torah e nutrivano un malcelato disprezzo verso i sacerdoti del Tempio. Avevano poi un senso di militanza e di missione divina, ponevano l’accento sul Sole, avevano una purezza rituale oltre che a forti influenze egizie. Gli Esseni credevano solo nella resurrezione dello spirito e non come i Farisei e gli “Egizi ortodossi” del corpo, si servivano di scritture crittografiche o a specchio e di messaggi nascosti all’interno dei loro testi. Non riconoscevano le pratiche del Tempio di Gerusalemme, avevano in comune tutti i loro beni e disapprovavano i sacrifici. Essi davano importanza alla preghiera, allo studio, all’elevazione dello spirito, alla purezza rituale e alla pulizia mediante la purificazione ottenuta con l’immersione nell’acqua. Prova ne sono le cisterne per le abluzioni del Wadi Qumran. Gli Essen, poi, avevano una struttura gerarchica e disciplina rigorosa. Il Rotolo di Rame e, forse in minor misura, il Rotolo del Tempio sono stati indubbiamente i documenti più espliciti che hanno permesso di trovare il legame tra il monoteismo egizio e la comunità di Qumran. Alla luce di quanto appurato, i tentativi della Bibbia di mascherare le origini e di appropriarsi poi di concezioni non giudaiche, inventando personaggi e manipolando la storia, paiono ormai fin troppo palesi. Ma ci sono altri elementi che dimostrano come in Giudea, da molto più tempo di quanto comunemente non si credesse, vivessero parallelamente due correnti di pensiero “giudaiche”, una ufficiale quella farisea condizionata da sovrani “ellenisti” ed un’altra esoterica, intrisa di reminescenze egizie. Uno degli aspetti più emblematici che legano gli Esseni con i discendenti di Akhenaton è il fatto che usassero il Calendario solare. Nel Rotolo di Damasco, infatti, si parla di calendario solare, assai diverso dal calendario ebraico rabbinico, che era ancora basato sulle fasi della luna (354 giorni l’anno). Gli antichi egizi, come gli Esseni, avevano un anno di 12 mesi di 30 giorni con l’aggiunta di cinque giorni distribuiti tra i vari mesi. Era lo stesso calendario solare usato da Akhenaton e dagli antichi egizi. Per concludere, si possono così riassumere gli elementi fondamentali che collegano gli Esseni ai sacerdoti di Akhenaton. Credevano che i comandamenti di Dio fossero anteriori a Mosè, non riconoscevano le Leggi Orali Ebraiche, non riconoscevano i sacerdoti che officiavano nel Tempio. Rifiutavano in blocco la negromanzia, condannavano la poligamia e rifiutavano i sacrifici rituali di animali. Veneravano la Luce e si definivano i “Figli della Luce”, seguivano il calendario solare e festeggiavano i “giubilei” legati al movimento del sole e riconoscevano quattro giorni di festa. Credevano nella predestinazione e volevano che il Tempio avesse la stessa pianta del tempio di Akhenaton. Conservavano nei loro testi allusioni ad Aton e Akhenaton. Chiamavano il loro capo spirituale con un nome simile a quello del Gran Sacerdote di Aton e cioè “Merkabah” (egizio: Merryra). Usavano forme letterarie egizie e, alla luce di quanto appurato possedevano una descrizione dettagliata della collocazione dei tesori di Akhenaton incisa sul Rotolo di Rame e quindi anche la descrizione della città di Akhenaton. Avremmo pertanto trovato la risposta al quesito di dove si trovassero il 64 siti elencati nel Rotolo. Andiamo più in là, da dove potevano provenire quegli ingenti quantitativi di tesori, se non da una civiltà superiore, come era quella egizia? Infatti, una comunità ascetico-messianica come quella di Qumran, come avrebbe potuto accumulare e preservare tutte quelle ricchezze? Ulteriori elementi che uniscono gli Egizi e gli Esseni e si differenziano dagli Ebrei sono, come abbiamo già sottolineato, il calendario solare, gli Ebrei invece avevano quello lunare. Gli Esseni e gli Egizi usavano una numerazione decimale (cft. Rotolo di Rame), gli Ebrei quella basata sull’alfabeto. I primi scrivevano su pelle, incidevano su rame e su tavolette, gli Ebrei no. Gli Esseni e gli Egizi scrivevano su papiro, gli Ebrei raramente. Agli Ebrei erano sconosciuti l’inchiostro rosso e la scrittura su giare, noti invece ad Egizi ed Esseni. Quest’ultimi avevano tessuti di lino ed usavano i bagni, che agli Ebrei erano sconosciuti. Questi sono tutti gli elementi che, partendo dall’analisi storica dell’antico Egitto e confrontati con i risultati degli studi dei reperti di Qumran danno una visione completamente nuova di quello che era il mondo esoterico in Palestina all’epoca di Cristo e che dimostrano che gli Esseni, oltre ad essere gli eredi spirituali di Akhenaton, il vero Mosé, probabilmente furono i primi autentici protocristiani, o meglio, fu sul loro modello che fu poi inventato il Cristianesimo. Dall’altra parte abbiamo anche accertato che nei Manoscritti del Mar Morto vi abbiamo trovato e sono state evidenziate tutte le caratteristiche contrarie alle pratiche ed ai principi del Giudaismo tradizionale. La Bibbia, o più precisamente l’Antico Testamento, non ne esce più verosimile di una Iliade. E’ pertanto evidente che non solo il Cristianesimo, ma anche lo stesso Giudaismo tradizionale siano rimasti scossi dal ritrovamento degli scritti di Qumran e che non abbiano ancora reagito ufficialmente se non facendo di tutto per manipolare, minimizzare, depistare e ritardare la pubblicazione dei testi. Se poi torniamo in Oriente e ci soffermiamo ad analizzare quanto riportato nei versi che lo studioso ucraino Notovitch aveva trovato nel monastero buddhista di Henis a Leh nel Kashmir alla fine dell’Ottocento, abbiamo un’altra testimonianza che la figura di Mosè fosse non solo di origine egizia ma addirittura di stirpe regale. Per onore della cronaca ne forniamo il testo: ………. 7. Il nuovo Faraone aveva due figli, il più giovane dei quali era Mossa (Mosè), che era buono e compassionevole. 8. Il Faraone diede a Mossa l’ordine di portare in un’altra città, lontana dalla capitale, tutti gli schiavi ebrei. 9. Mossa li condusse invece nella terra che essi avevano perduto…..diede loro le leggi e ingiunse loro di pregare sempre l’invisibile Creatore.
Conclusione. Il Rotolo di Rame e il Rotolo del Tempio confermano che tra gli Egizi e gli Esseni vi fossero collegamenti molto più profondi e diretti di quanto non si sia creduto fino ad oggi e che il mitico Mosè, di cui non si era mai trovato riscontro nella storiografia coeva egizia, non fosse stato altro che lo stesso Akhenaton o comunque un suo sacerdote o successore. Ma la conclusione più sconvolgente è certamente il fatto che non solo il concetto di Monoteismo, ma la stessa Genesi e gli stessi Comandamenti provengono dall’Egitto e che gli Ebrei nella loro Bibbia se ne siano attribuiti arbitrariamente la paternità. Un ulteriore trauma la storiografia religiosa ufficiale lo ha subito al ritrovamento dei famosi Vangeli gnostici.
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